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Ho visto Limphatica. Bello! Direi che tra tutti è il migliore. Grande
l'interpretazione dell'attore principale.
Certo non si può affermare che disponga di
centinuaia di espressioni, però quelle utilizzate sono indubbiamente
adatte alla trama.
Da manuale il gioco di chiari scuri sul suo viso che evidenzia la totale estraniazione dal mondo esterno del protagonista, mentre giocherella con
il coltello.
Ci si aspetta di essere proiettati da un momento all'altro nei luoghi oscuri, intrisi di sangue e morte che affollano la mente instabile del sinistro personaggio.
Magari risulta troppo eccessivo l'indugiare morboso della telecamera sul tagliente attrezzo, analogia fallica di un latente voyerismo che aleggia perenne sullo sfondo dell'intera vicenda.
Un protagonista solo, ignaro di essere osservato mentre si lascia andare alle sue fantasie più eccessive e proibite, mentre accarezza sognante il fido strumento di morte per gli altri e piacere per lui.
Apparentemente ermetiche le morti e le successive rinascite dell'oscuro e inquietante personaggio, che però,
legate all'atmosfera onirica dell'intero "corto", non risultano fuori luogo e, anche se non completamente comprensibili, si adattano allo svolgimento della trama.
Inquietante il momento in cui il silenzioso protagonista osserva se stesso cadavere.
Nasce per un
attimo il dubbio che la vera ragione sia da trovare nella mancanza di altri
attori, ma poi, messa da parte la naturale diffidenza, si apprezza l'idea,
anche se se ci si accorge che probabilmente non ha un significato ben preciso o per lo meno facilmente intuibile.
Personalmente ho una particolare predilezione verso i rumori di sottofondo che fanno da
contorno alle scene.
Parametro meno evidente, ma importantissimo, che generalmente utilizzo per valutare la
qualità dell'intera opera.
In questo caso sono di ottimo livello.
Anzi, devo
ammettere che è la prima cosa su cui è caduta la mia attenzione nella prima
parte del film, quando si sentono i frusci e i rumori generati dall'incedere
concitato e incerto dell'oscura presenza, mai rivelata completamente, verso la sinistra magione.
Mentre infatti, il rantoloso respiro è
prevedibile e quasi scontato, le foglie secche strascicate sotto i piedi, perfettamente a tempo con i sussultanti movimenti della stady cam, sono un piccolo, ma apprezzabile sforzo di originalità.
Ben interpretate le fughe nel bosco, professionale la camminata, ben
calibrata la velocità dei movimenti e ottimamante studiate le pause che aumentano le aspettive condendole di una buona dose di sana
suspance.
La naturale predisposizione alla poca attenzione alle vicende terrene, aiuta
il protagonista a dare l'idea di un uomo smarrito, uscito per
un attimo da uno stato di perenne dissociazione dalla realtà, che non sa che fare e dove andare e procede, incerto, verso una direzione
casuale che sconvolgerà la sua vita, simbolica rappresentazione dell'incapacità umana di orientarsi tra gli improvvisi e crudeli capricci del fato.
Alessandroesse
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